“Ugo Valeri, volto ribelle della Belle Epoque”

 

“Ugo Valeri, pittore, illustratore, artista di genio, anticonformista dichiarato, con passioni e frequentazioni avverse al perbenismo dell’epoca, fu uno straordinario interprete, o fautore, creatore, del gusto della modernità che inebriò la nascita del XX secolo”, così l’Assessore della Cultura del Comune di Padova, Andrea Colasio, racconta di Ugo Valeri, straordinario artista che Civici Musei agli Eremitari, fino al 15 luglio, celebrano con un mostra che si presenta come la più approfondita antologia che gli sia mai stata dedicata.

Definito per affinità di vita, tecnica di linee e temi trattati, il ‘Toulouse Lautrec italiano’, Valeri fu un disegnatore abilissimo, i suoi tratti, le sue linee, istintive, smaniose, la facevano da protagonista quasi fossero loro stesse l’artista che le dipingeva, la linea costruisce i corpi, li fa muovere, contorcere fino quasi a deformarli e renderli conformi ad una realtà ‘altra’, la realtà che Valeri percepiva in base al suo essere fuori dal comune, visse secondo regole tutte sue che assecondavano la sua indole ‘melodrammatica’, difatti aderì ai gruppi di artisti “Scapigliati” con cui condivideva stile di vita e modo di ‘sentire’, morì a 37 anni precipitando dal balcone di Pesaro a Venezia. Valeri fu anche uno dei maggiori illustratori italiani, le sue opere apparvero sulle riviste più conosciute del tempo, ma la sua opera pittorica fu il suo altrettanto importante talento, fu un ‘pittore di strada’, il pittore della vita moderna, dipinse la realtà che lo circondava fatta di ricchi borghesi, dandies, ballerine, sartine, frequentatori di teatri, tutti immersi nei propri mondi.

La mostra padovana dal titolo “Ugo Valeri, volto ribelle della Belle Epoque” presenta oltre un centinaio delle sue opere provenienti da istituzioni museali e collezioni private tra cui diversi inediti, ci saranno altre opere di protagonisti della pittura italiana tra ‘800 e inizi ‘900, periodo in cui Valeri fu protagonista, messe in confronto.

L’esposizione è a cura di Virginia Baradel e Federica Luser.     

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