Una ricostruzione storica senza pari: il fenomeno dell’Apartheid, fino alla figura di Mandela, in mostra al Pac

 

L’arte è ‘memoria’. L’arte fotografica, ad esempio, fa leva sul valore evocativo dell’immagine che scava nelle coscienze, in alcuni casi si fa strumento sociale che smuove la sensibilità e diventa critica, ricordo. Proprio grazie al lavoro svolto dai fotografi sudafricani, che seppero cogliere la situazione del Sud Africa nel periodo storico più rilevante del XX secolo: il fenomeno dell’apartheid, si è contribuito al cambiamento della percezione del paese sollevando il dibattito sull’uguaglianza.

Al PAC di Milano, Padiglione d’Arte Contemporanea, fino al 15 settembre, è fruibile una delle esposizioni più ricche, complete e d’impatto mai realizzate sul difficile periodo storico del Sud Africa, “Ascesa e declino dell’Apartheid: fotografia e burocrazia della vita quotidiana”, è l’esplicativo titolo della mostra che si avvale del contributo di circa 70 artisti, registi, reporter, che nel corso di 60 anni hanno prodotto fotografie, video, film, opere d’arte, documenti, periodici, libri, e quant’altro sulla storia dell’Apartheid.

Sono circa 500 le opere in esposizione che arriveranno per la prima volta in Italia, dopo un successo Americano ed una tappa a Monaco per poi proseguire a Johannersburg. Figura fondamentale nella mostra è Nelson Mandela, simbolo della rivoluzione la cui liberazione, dopo 27 anni di prigionia e la successiva elezione a capo dello Stato, decretò la fine dell’Apartheid.

La rassegna è ideata dall’international Center of Photography di New York, curata da Ok Wui Enwezor e consta di 6 ani di ricerche per ricostruire il periodo storico di segregazione razziale e il ruolo di Mandala.

L’Apartheid, ‘separazione’, fu una politica di razzismo istituita dal governo di etnia bianca del Sud Africa nel dopoguerra che trasformò il Paese basandolo sulla negazione dei diritti civili e politici di africani, meticci e poi anche asiatici, rimase in vigore fino al 1993, fu dichiarato poi ‘crimine internazionale contro l’umanità’. La ‘separazione’ tra popolazione bianca e nera, con tutte le proibizioni razziste che ne conseguì, una tra le più quotidiane era che i negozi dovevano servire prima i clienti bianchi e solo dopo i neri, è documentata dalla ricostruzione iconografica degli scatti del periodo, che testimoniano la violenza, la rabbia, la disperazione, proteste e scontri politici e civili, i lutti, la segregazione ma anche la rivoluzione, la voglia di cambiamento e libertà.

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