Van Gogh in un ‘museo’ enorme, è l’esperienza di “Van Gogh Alive”

Entrare nel mondo di Van Gogh, non solo mentalmente ma ‘fisicamente’ attraverso una dimensione multimediale creata da una sofisticatissima tecnologia, è l’esperienza offerta da Van Gogh Alive, una mostra che diventa un suggestivo spettacolo multisensoriale di colonne sonore, luci, colori, rare animazioni sulle pareti, sui pavimenti della Fabbrica del Vapore, Milano, dove oltre 3000 immagini, riproduzioni digitali dei più grandi capolavori di Van Gogh, sono proiettate in altissima definizione con l’impiego dell’innovativo sistema Sensory4.

Grazie alla visione inedita, ravvicinata delle opere del maestro olandese realizzata da Grande Exhibitions e Perlage Grandi Eventi, sembrano prendere vita quegli autoritratti, si ha la sensazione di passeggiare su quei campi di grano, tra quei girasole, in quelle notti stellate, ogni area è dedicata ad un tema vangoghiano.

Una mostra come fosse un museo ingrandito, immenso, in perfetta armonia con la creatività e le visioni dell’artista, un uomo tormentato, incompreso, consapevole di esserlo dalla realtà interiore acuta, alterata, che se da un lato lo portava all’isolamento, alla depressione, a gesti estremi come quello punitivo di tagliarsi parte dell’orecchio o l’ultimo, il suicidio, dall’altro rappresentava l’origine della sua espressione artistica, e dunque da ‘uomo’ a ‘pittore’, l’angoscia gli imponeva di creare, il bisogno di raccontare se stesso era involontario, doveva esplodere non implodere, quel peso era come se si alleggerisse sulle tele, con l’uso di quei colori così vivi ed eccessivi, eppure la sua vita non era votata al lavoro, in una lettera a suo fratello Theo scriveva “Non posso vivere senza amore, senza una donna […] E’ forse un peccato aver bisogno d’amore, non poter vivere senza amore?”.

Van Gogh Alive, fruibile fino al 2 marzo, è un progetto giunto in Italia dopo aver ‘viaggiato’ per altre nazioni, registrando comunque enorme successo, sia tra chi ritiene che l’arte sia compagna dell’innovazione e che vivere quelle atmosfere figlie della tecnologia sia un modo per affrontare con maggiore consapevolezza la fruizione delle opere originali, sia tra chi pensa che l’autentica bellezza dell’arte risiede solo nei quadri fisici, autentici.

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